ROMA Massimo D’Alema a tutto campo stasera nel suo intervento alla festa del Partito democratico.” Quella dello statuto del Pd che prevede che a eleggere il segretario siano i votanti alle primarie e’ una regola assurda” ha detto l’ex presidente del Consiglio. Poi l’ex segretario critica il partito. “Il Pd perde tempo ad insultare’ le sue migliori personalita’, tutto questo e’ irragionevole.Possibile che io debba essere insultato dal mio partito? Possibile che io che ho fatto il ministro degli Esteri, e ad agosto ero a lavorare per la pace in Libano anziche’ andare alle Maldive, debba subire questo? E’ ragionevole?” si chiede D’Alema. (Agr)
Devo ammettere che una dichiarazione simile mi lascia basito. Passi lo squallido auto incensamento a proposito “delle migliori personalità” (chi si vanta da solo …); quello che destabilizza è il giudizio sulle primarie, quelle stesse primarie che scegliendo Romano Prodi quale contendente ufficiale per la carica di Primo Ministro furono un esempio di democrazia (e bene sappiamo quale farsesca buffonata pilotata furono quelle primarie), ora che devono designare “solo” il segretario di un partito … lo stesso fulgido esempio di democrazia diventano “una regola assurda“.
Non è che le primarie vanno bene quando si sa già chi vince … e quando invece la competizione è vera ci prude (ah se ci prude!) il roseo deretano?!
ROMA – Si avvia ”un periodo di incertezze e credo che nel paese possano aprirsi scenari anche imprevedibili”. Lo ha detto l’ex premier Massimo D’Alema in una intervista a ‘Radio Citta’ Futura’ poco prima del suo intervento alla Festa del Partito Democratico. Sull’eventuale declino dell’immagine del presidente del consiglio, D’Alema ha sottolineato: ‘’stiamo in un momento del potere personale di Berlusconi che mostra anche pero’ fragilita’ ”. Secondo D’Alema il suo declino ‘’sara’ complesso, frammentario: l’uomo non vuole mollare ma al tempo stesso e’ sempre piu’ debole”. (Agr)
Address : http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Politica/Governo-Alema-possono-aprirsi-scenari-imprevedibili/05-07-2009/1-A_000032061.shtml
L’oracolo ha vaticinato, con la sponda del Sunday Times di Murdoch una nuova salva di fango sta per abbattersi sull’Italia. Evidentemente la tecnica del “tanto peggio tanto meglio” (che in Puglia ha già lasciato a piedi alcuni assessori di osservanza dalemiana – bravo Nichi, non farti mettere in mezzo!) è l’ultima arma in mano allo spocchioso cavallo di razza del PCI che non è più, anche il PD gli sfugge di mano; ormai al baffino nazionale, novello Nostradamus, non resta altro che deliziarci con le sue centurie
Alla faccia della coerenza. Se a proporre le “ronde” è il cdx: tutti a strapparsi le vesti in nome della democrazia a rischio … se la stessa cosa la fanno i Sindaci di csx … sono democratiche e civiche associazioni di paladini della libertà e della democratica proletaria sicurezza.
Ipocriti, cento mille volte ipocriti. La stessa ipocrisia per cui se uno va a trans … chiede indicazioni sulla via da percorrere; se invece va a puttane (anzi: se le ritrova in casa) allora è scandalo, l’immoralità al governo. La stessa ipocrisia per cui (a parità di intercettazioni, baresi) Sex and drugs and rock’n’roll se si è di cdx è scandalo e malaffare, se si è di csx … è semplicemente una canzone di Ian Dury
Da Padova all’Emilia Romagna:
dove la sinistra dice sì alle ronde
Penati stanziò fondi. E ad Albenga i controlli li fa la giunta Pd
ROMA — Anche il centrosinistra ha un’anima «rondista». Prima ancora dell’approvazione del ddl sulla sicurezza voluto dal centrodestra e in particolare dalla Lega, diverse amministrazioni guidate dal Pd hanno dato il via libera alle squadre di volontari per la sicurezza, per il presidio del territorio o per il decoro urbano. Appunto le ronde, anche se preferiscono chiamarle «associazioni civiche».
(a proposito degli scontri odierni durante la manifestazione contro l’allargamento della base dal Molin a Vicenza)
Quelli raffigurati di seguito sono quei poveri ragazzi brutalmente provocati dalle forze dell’ordine, si vede ad occhio nudo che volevano manifestare pacificamente; si vede ad occhio nudo che quella di oggi è la prova generale per chissa quale casino insceneranno a L’Aquila.
La Spiaggia di Vetro: si trova a Mendocino in California e fino a metà degli Anni Sessanta era una vera e propria discarica, dove si erano accumulate migliaia di bottiglie di vetro. Poi col passare del tempo incredibilmente il mare ha eroso i cristalli facendoli diventare piccoli pezzi di vetro che nei giorni di sole producono effetti luminosi incredibili. La California recentemente l’ha dichiarata area protetta
foto e testo da: Corriere.it
Giusto due giorni fa scrivevo (sulla scorta del libro inchiesta di Livadiotti) della strana condiscendenza con sui il CSM “valuta” l’operato dei Magistrati; lupus in fabula … leggo oggi questa notizia, che non fa che confermare lo sgomento
Il pg Dragotto lascia la magistratura: «combatto contro gli svarioni giudiziari»
Il procuratore blogger perde l’incarico e se ne va
Ironizzò sugli errori dei colleghi. Punito dal Csm
ROMA — Su un blog anonimo metteva alla berlina le sentenze impresentabili. E per un titolo impresentabile il Csm non lo ha confermato procuratore generale di Ancona. A dispetto del parere unanime e altamente positivo inviato al Csm dal consiglio dei colleghi del suo distretto. Per questo Gaetano Dragotto lascia la magistratura. Questione di stile è la motivazione che avrebbe spinto il plenum a silurarlo. A causa di un doppio senso, utilizzato per bacchettare una collega (non nominata) che sbagliava i calcoli delle attenuanti e delle aggravanti regolati dall’articolo 69. Ma lui si difende: «Il blog era riservato a pochi amici. Era anonimo come le sentenze. Virgolettava solo alcune perle. Come la sentenza di un collega della Cassazione sul barista che serve detersivo per lavastoviglie nell’acqua minerale. Stabilisce che se il liquido è puro il barista non è punibile, se diluito sì: per contraffazione. Se il cliente morisse sarebbe omicidio colposo. E il primo presidente della Cassazione e il pg hanno votato contro la mia riconferma», dice, amareggiato, Dragotto.
Contro gli svarioni giudiziari dei colleghi aveva combattuto a lungo, dando anche giudizi negativi in sede di valutazione. «Non avevo ottenuto nulla se non voci di una mia presunta cattiveria. Per difendermi avevo creato quel blog per gli amici. E ridevamo dei pasticci scritti nelle sentenze ». Come quella sulla «prostata salvifica». L’aveva fatta franca un maniaco che aveva mostrato la sua virilità a una bimba ferma in auto con il finestrino aperto, giacché il giudice aveva attribuito l’esibizione alla impossibilità di «trattenersi dall’urinare». Senza domandarsi perché non si fosse allora rivolto verso il muro. Oppure le attenuanti generiche, concesse a un senegalese «perché l’imputato è africano e l’Africa è povera ». O quella nella quale il computo di un terzo della pena di tre mesi faceva sempre tre mesi. E infine quella della giudice che applicava male l’articolo 69. «Lei deve essersi riconosciuta, forse avvertita da qualche collega, si è offesa per il titolo sarcastico e ha avvertito il Csm» racconta Dragotto. Ma la preistruttoria per incompatibilità ambientale a causa della caduta di stile si è subito chiusa. Ed è finita lì.
Al momento di valutare il rinnovo dell’incarico da pg però è risaltata fuori. «E pensare che proprio a seguito di quell’episodio c’era stata una riunione nella quale avevamo parlato finalmente di queste motivazioni impresentabili, e finalmente si erano ridotte quasi della metà». Il magistrato esclude un collegamento della sua bocciatura con gli arresti appena firmati per l’ex sindaco pd e altri, nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti per l’aera portuale. Non crede a chi sussurra che l’hanno voluto fare fuori da altri incarichi direttivi ai quali concorreva. E conclude: «C’è chi mi ha consigliato di fare ricorso. Ma come potrei continuare a fare il magistrato con le mani legate dietro la schiena?». Per questo lascerà la toga. Ma non il web.
03 luglio 2009
Address : http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_03/procuratore_blogger_ancona_piccolillo_ba12a380-679a-11de-8836-00144f02aabc.shtml
(Il coccodrillo nel gergo giornalistico è un necrologio scritto in anticipo per averlo pronto al momento del bisogno ed inoltre “coccodrilli bianchi” è anche una canzone di Alberto Radius.)
Questo post è un coccodrillo, nel senso che è pubblicato oggi ma l’ho scritto tempo fa, in un momento in cui mi andava di scrivere e programmato per oggi; un coccodrillo (bianco) ad imperitura memoria di un accadimento risalente al secolo scorso. Sembra ieri ma di anni ne son passati trenta.
Giusto, sbagliato, troppo presto, troppo tardi, troppo stupido, troppo furbo … troppo idiote come domande, è “storia” e a “giudicarla” non può certo essere chi ne fu coinvolto personalmente; posso solo testimoniare che furono degli anni “formidabili” e quelli che vennero dopo furono solo delle pallide controfigure; controfigure, ma non per questo meno meritevoli d’esser vissute.
Storia, da affidare alla pagine di un diario, da custodire nella memoria (che è quel paradiso da cui non potremo mai essere cacciati), da ricordare in una fredda notte d’inverno con un bicchiere di porto nella mano e Peter Gabriel nelle cuffie.
Lo specchiato ed immacolato fustigatore del malaffare italiano si scaglia contro due Giudici della Corte Costituzionale rei d’aver partecipato ad una cena (peraltro organizzata da e nella casa di uno dei due) che li vedeva seduti allo stesso tavolo con (fra gli altri) Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.
All’ex sostituto procuratore di “mani pulite” ha indirettamente risposto il Giudice Mazzella (colui che ha organizzato la cena):
«Caro Presidente, caro Silvio,
ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva “carbonara e piduista”, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ‘”umano” di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei.
Ho sempre intrattenuto con te rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili ‘”spioni”, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile.
Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico.
Caro presidente, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto».
Inizio a pensare che la nostra democrazia sia davvero a rischio, che magari i talebani non sono solo quelli che combattiamo in Afganistan, che “questi” son molto peggio di Ahmadinejad e Khamenei messi assieme.
p.s. a proposito del Lodo Alfano … ma gli europarlamentari (tutti settecento e dispari) non hanno anche loro qualche forma di immunità? Ed allora che cazzo stanno a ripetere che in nessuna nazione democratica esiste uno “scudo” a protezione delle prime quattro cariche dello stato?! (n’è vero massimino?!)
p.p.s. Sempre a proposito di “inopportunità”, non è forse stata parimenti inopportuna tutta la storia di un funzionario del ministero dei trasporti che (quando Di Pietro ne era Ministro) ha intessuto cordiali (e non meglio specificati) rapporti con il rampollo dipietrino … ricavandone un precipitoso (e salvifico?) trasferimento di sede e funzioni? Mai come in questo caso vole la pena di ricordare a se stessi l’opportunità di verificare lo stato delle foreste pluviali nei propri occhi prima di sindacare sulle altrui falegnamerie.
dedicato a tutti quelli che “la magistratura è sacra ed inviolabile”
Ho avuto modo di leggere l’ultimo lavoro di Stefano Livadiotti: “Magistrati, l’ultracasta”, un illuminante libro inchiesta che ci offre un’impietosa radiografia sul modo di amministrare la giustizia interna del più venerato ed idolatrato “potere” della Repubblica Italiana.
Prima di continuare va detto che Livadiotti (già fustigatore della “casta” dei sindacati) è una delle firme più note de “L’Espresso” ed il suo impietoso atto d’accusa risulta ancor più credibile poiché NON scrive per giornali che un giorno si e l’altro pure strepitano su toghe più o meno rosse e su fantasiosi (ma nemmeno tanto) complotti.
Fra le molte vicende raccontate, fra la scoperta degli incredibili meccanismi di progressione di carriera (e stipendio!), fra le mille stranezze di comportamenti degni di ben peggiori consorterie, mi è rimasta impressa questa vicenda che nasce nell’ormai remoto 1973.
Gli atti giudiziari narrano di un magistrato sorpreso ad “insidiare” un ragazzino poco più che 14nne in un cinema della periferia romana; con un simile macigno qualunque carriera ne sarebbe stata stroncata … non in magistratura. Con paziente ed amorevole condiscendenza il “corruttore di minorenni” viene accompagnato fino alla sua assoluzione, grazie a improbabili testimonianze il supremo consesso dei “Giudici dei Giudici” giunge alla conclusione che l’imputato “corruttore di minorenni” debba venire assolto (non, come si potrebbe immaginare, per “non aver commesso il fatto”) poiché : ”non punibile avendo agito in istato di transeunte incapacità di volere al momento del fatto”. Personalmente inorridisco tutte le volte che sento addurre “la momentanea incapacità” per “scusare” questo o quell’atto, quasi che questa supposta incapacità possa avere un qualche effetto lenitivo per le vittime (quale che sia il reato); in questo caso inorridisco ancor di più.
Aggiungiamo pure che a fronte di cotanta assoluzione il magistrato “corruttore di minori” ( in questo scabroso – per lui – incidente di percorso) ha chiesto ed ottenuto il reintegro in servizio e tutte le progressioni di carriere (e stipendio!) “perse” durante la faticosa ricerca della verità processuale.
Caso emblematico e forse anche macroscopico? Impietosamente le statistiche fanno rizzare i (pochi) capelli, nel corso degli otto anni presi in esame da Livadiotti i magistrati che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065% (zerovirgolazerosessantacinque) e con precedenti come quello di prima … c’è poco da sperare che un simile (e risibile) risultato sia da attribuire ad una specchiata condotta.
Queste ed altre agghiaccianti verità (evito di parlar di stipendi, arbitrati e consimili … ho finito il maalox) in “Magistrati, l’ultracasta” edito da Bompiani pp. 246 € 17
buona lettura