compagni di strada

A volte, con gli argomenti più diversi, ci si ritrova con dei compagni di strada (se va bene) inaspettati, talvolta (loscamente) interessati. È il rischio che corro tutte le volte che mi decido a scrivere (male) della Magistratura e, sotto questi chiari di luna, il rischio aumenta in maniera esponenziale. Proviamoci e vediamo che ne esce:

Iniziamo col dire che la maggior parte della Magistratura è composta da onesti, valenti ed indefessi servitori dello Stato, che pur con mille difficoltà riescono a mantenere in piedi una baracca che fa acqua da tutte le parti ed avrebbe bisogno di più persone, più materiali più tutto.

Posto che sia tutto oro quel che appare nelle cronache politico-giudiziarie, nel sentire comune dei cittadini (che hanno votato come hanno votato, sapendo o immaginando benissimo come, cosa e quando) non può che trovare terreno fertile il dubbio dell’accanimento giudiziario a fini squisitamente politici. Salto a piè pari tutto quel che concerne raccolta prove, collegamenti, razzie ed elusioni – non è di questo che parlo – mi concentro sulla “credibilità” di un accusa che proviene da chi questa credibilità l’ha spesso barattata con stolte difese corporative, offrendo il fianco a critiche e auto delegittimando il proprio operato. Proviamo ad andare nel concreto.

Scarcerazioni facili, decorrenza dei termini, sentenze (giuridicamente inappuntabili) incomprensibili, lotte intestine, processi eccellenti che non approdano a nulla, invasioni di campo e contestuali difese della propria autonomia, distinzioni fra uomo-magistrato e uomo-uomo che permettono di dire e fare quel che si crede, stessa distinzione che non è concessa all’uomo-politico che non potrà mai esternare “liberamente” e da privato cittadino … potremmo continuare all’infinito o quasi.

Per evitare di essere frainteso, faccio un esempio “vecchio” ed ormai passato in giudicato.

All’epoca, trovare un’intervista a Giovanni Falcone era cosa rara, anzi rarissima; il Giudice Falcone iniziò ad essere presente con sue interviste solo dopo aver lasciato la Procura di Palermo, tutto quello che appariva nelle interviste da “Giudice operativo” era estremamente misurato, mai un eccesso, mai un manifesto, mai un nome; al più delle metafore che servivano a chiarire il quadro a chi esperto non era. (comunque la si pensi sul “Divo” che comunque è stato assolto) Credete sul serio che Falcone sapesse meno dei suoi successori alla Procura di Palermo? Credete che sia stata una scelta corriva quella di non procedere contro il “Divo”? io penso che pochi possano ancor oggi vantare una conoscenza profonda come quella che aveva Falcone, ciononostante “decise” di non procedere. I fatti sono “chiari”: 10 anni di processi, tempo e risorse immense investite per giungere ad un nulla di fatto ed il dubbio che non ci fosse “solo” l’obbligatorietà dell’azione penale ad esigere quel processo. Delle due l’una: o il “Divo” era (come i processi hanno sancito) innocente ed allora i magistrati sono “colpevoli” per aver vessato un innocente ed una “promozione” non mi sembra una “punizione adeguata”; oppure l’imputato era “colpevole” ed i magistrati non hanno saputo “inchiodarlo”, doppiamente colpevoli per evidente inadeguatezza.

Per questo e per tutto il resto, nella giusta, doverosa e necessaria difesa dello stato di diritto, siamo certi di stare difendendo la “cosa giusta”? o non è questo il macigno del conflitto di interessi che ci distrae dal fare delle cose “giuste” solo perché a beneficiarne è “l’innominato”?

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