La Grotta Zinzulusa

(breve premessa simil promozione turistica :lol: )

La Grotta Zinzulusa deve il suo nome a delle formazione calcaree che “pendono” dal soffitto come degli “stracci” (zinzuli in dialetto salentino); per tutte le altre informazioni si invito a visitare il sito ufficiale dove troverete una copiosa messe di informazioni e foto.

La storia da raccontare risale ai primi anni ‘80; meno pancia e più capelli, una massa di scapestrati soggiogati da “Amici Miei”.

La proverbiale accoglienza delle genti salentine, si concretizza (anche) con il sottoporsi ad interminabili tour per i luoghi che valgono la pena d’esser visti; tutte le estati (considerando la rotazione degli amici che venivano a visitare per la prima volta le nostre terre) era d’obbligo una visita alle “mitiche” grotte della zinzulusa. Conoscendo praticamente a memoria ogni anfratto ed ogni concrezione, chiamando per nome ogni animaletto che vive nelle grotte … pur con tutta la buona volontà ci si annoia, ed ecco che nasce la burla.

Per accedere alle grotte, una volta scesi (non senza qualche patema) dal barcone che ci lascia all’ingresso, si deve attraversare un camminamento (abbastanza stretto) in cui si incrociano i visitatori in entrata e quelli in uscita (si accede a gruppi assistiti da guida). Ad inizio visita la guida raccomanda sempre di non scattare foto con il flash, di stare attenti a poggiare bene i piedi (pena qualche imbarazzante scivolone) e non disturbare la fauna che abita le grotte. Cosa può inventare una mente insana per movimentare una giornata al mare? Approfittando di un innocuo taglietto (frutto di uno scivolone) e della promiscuità fra gruppo in entrata e gruppo in uscita, ci si inventa la leggenda metropolitana dei “pipistrelli carnivori”, un taglio al dito diventa un proditorio attacco di chirotteri infastiditi dalla luce dei flash; parole dette a bassa voce all’amico e captate dal turista in coda … non seminarono il panico (ce ne saremmo guardati bene) ma diedero una sapore più “intenso” alla visita di turisti annoiati. Le guide più tardi ci confermarono che, mai come in quella occasione, ebbero un pubblico così attento, silenzioso e disciplinato.

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