Scrivere di cittadinanze ballerine quando a Pechino abbiamo mandato molte mogli “extracomunitarie” non è molto elegante, ma voglio illudermi che tutte le naturalizzazioni italiane siano come quelle di Fiona May (quella di Diego Romero, il velista argentino neo medaglia di bronzo, è più difficile da giustificare).
Sono macroscopici i casi delle gare del fondo e mezzofondo dove, a fronte di una partecipazione “cosmopolita” a livello di “bandiere”, si scopre che tutti (o quasi) gli atleti hanno natali in Kenia e dintorni.
Capisco la globalizzazione, capisco l’emanciparsi da luoghi d’origine meno fortunati, capisco la voglia dell’Emiro del Bahrein di vedere la sua bandiera sventolare sul pennone più alto … capisco meno il C.I.O. che concede questi cambi di nazionalità con tanta larghezza di manica.
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L’emiro del Bahrein li naturalizza arruolandoli nell’esercito nazionale, Atleti di Stato con acquisizione della cittadinanza per arruolamento militare. Cosa che non succede negli Stati Uniti, dove l’arruolamento non implica l’automatica cittadinanza, ed in Italia, dove per arruolarsi è necessario essere già cittadini, e non è poi così facile diventarlo. Non è male che tutti, o quasi, i paesi partecipanti abbiano portato a casa almeno una medaglia, così sono tutti contenti ed appagati, così i rispettivi comitati olimpici nazionali legittimano la loro sopravvivenza e giustificano le loro reiterate richieste di finanziamento pubblico allo sport. Olimpiade è anche questo.