I Draghi del Salento


Nel post del “drago d’Iraq” avevo anticipato una storia di “draghi del Salento”, eccola:
A differenza della tradizione della Grecia Salentina, la tradizione delle tarantolate salentine non riporta alcockatrice o basilisco morso di un ragno Lycosa tarentula (Tarantola) -eventualmente sarebbe da collegare al morso della Latrodectus Tredecimguttatus (Malmignatta) – quanto al morso del Tarentula mauritanica meglio conosciuto come Geco al quale, grazie all’omonimia, venivano attribuite capacità venefiche ed ipnotiche. Ad avvalorare questa corrente di pensiero è l’associazione a San Paolo ed alla tarantola del “Basilisco”, un essere fantastico molto presente nella tradizione salentina (lo si trova effigiato nell’emblema del comune di Sternatia), un essere fantastico così descritto <<Ha la cresta di gallo, il corpo di serpente, le mani ed i piedi di una rana ed un piccolo corno sulla fronte. E’ nato da un uovo di gallo vecchio di cento anni ed è stato covato con gli occhi per nove mesi.>> ed inoltre la tradizione popolare vuole che chi avesse avuto la sventura di incrociarne la strada avrebbe dovuto immediatamente mozzarne la testa pena l’imperversare sul malcapitato e sulla sua famiglia di una infinita serie di sciagure. Va infine ricordato come nella tradizione del basso Salento la tarantolata fosse una persona che durante il lavoro nei campi aveva incontrato un “Basilisco” il quale ergendosi sulle zampe posteriori la ipnotizzava, le alitava o, addirittura, la mordeva portando la vittima alla pazzia.
camaleonte Tutta questa premessa per arrivare al nocciolo del post; per quanto grande possa essere un geco, sempra difficile che un animaletto tanto diffuso nel salento possa generare delle leggende simili; se consideriamo che un camaleonte (ad un occhio non esperto ma in compenso molto superstizioso, siamo in pieno medioevo) potrebbe apparire come un geco gigante, si potrebbe ricondurre a qualche incontro con questo rettile la genesi della leggenda del basilisco. Fino a 20 anni fa si riteneva che nella penisola salentina non vi fossero camaleonti (salvo singoli esemplari scappati da qualche terrario), invece … anche il Salento ha i suoi “Draghi”, il ritrovamento di una colonia di camaleonti nella Zona Protetta di Porto Selvaggio risale al 1987 ad opera del naturalista Roberto Basso. Si suppone che la specie sia giunta nella Magna Grecia quale passeggero non pagante di qualche carico di legname proveniente da Creta e dintorni. Visti i precedenti non è difficile immaginare la triste sorte di questi rettili, spesso confusi con il mitico Basilisco, nell’infausta ipotesi di un incontro con l’uomo.
Per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco una visita al sito del Museo di Storia Naturale di Calimera (Le), Wikipedia ed il sito istituzionale dell’Ente Parco di Porto Selvaggio.

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