Marachelle (di classe)

in piazza avevano preparato una torta gigantesca,
meravigliosa: panna, crema, canditi … uhm;
non ho resistito, ho tolto il dito dal naso e …
è successo un casino, caro diario

(Perigeo Special “Alice”)

however

– Ma perché mi guardi in quel modo?
– Imprimo nella memoria il tuo viso: voglio imprimerti tutta nella mia mente, cosicché qualsiasi cosa accada non ti scorderò. […] Sai quello che hai detto che hai visto in me?, era qualcosa nei miei occhi, te lo ricordi? Be’, se mai un giorno qualcuno ti avvicinasse potrebbe essere un fanatico del football e ti guardasse come se aveste un rapporto, noteresti lo stesso sguardo, vero? E anche nell’incertezza gli darai una chance, no? Potrebbe essere chiunque… anche il capitano di una squadra…

Betty Logan (Julie Christie) e Joe Pendleton (Warren Beatty)
“Il paradiso può attendere” 1978

rubbish

non si è mai tanto sinceri
come quando si è incoerenti

piccolo manuale di sopravvivenza

Quando sei nei guai, in grossi guai, comportati con naturalezza, non dire niente
e agisci come se sapessi quello che stai facendo

non ci resta che ridere

troppo bravi 😉

Shame on You (lost 6×06)

Dopo un inizio scoppiettante, anche la sesta e conclusiva stagione di Lost segue (inesorabilmente) il solito copione, puntate che stancamente ci avvicinano al gran finale. Magari fa anche piacere rivedere alcuni personaggi “prematuramente” persi cammin facendo, magari è utile almanaccare sulle metamorfosi (o le conferme) delle varie personalità nella realtà parallela, magari adoriamo a tal punto quel personaggio/attore che siam disposti a sopportare i tediosi sviluppi di trame che definire scontate è fin troppo generoso. Una fede incrollabile ci sostiene nell’autoconvincimento che un qualche diavolo di senso dovrà pur averlo l’accanimento a raccontarci “storie” minime che nulla aggiungono al “grande disegno”; un senso dovrà pur averlo (fatta salva la possibilità di una perversa par condicio) il fare di un personaggio il protagonista incontrastato di tre stagioni (mi riferisco a Ben Linus) per poi relegarlo al ruolo di insignificante comparsa (indipendentemente dal prossimo episodio, in sei puntate praticamente non si è visto); un senso dovrà pur averlo il soffermarsi su aspetti “altri” mentre tutto il resto sembra precipitare verso il redde rationem finale che vede protagonista, non tanto il Caino e l’Abele di turno quanto l’eterna ed intima lotta di ogni uomo che cerca di emendarsi dal suo personale lato oscuro. Superbia, invidia, ira, accidia … in ogni protagonista del serial possiamo riconoscere uno dei peccati capitali ( o il suo corrispettivo laico), per ognuno di loro (di noi) possiamo fare il tifo quando cerca di resistere alla “naturale” pulsione del lato oscuro; come ben suggerito da Dogen (e dal suo “vezzo” simil-jacksonesco mono guanto) in ogni uomo coesistono il bene ed il male, il bianco ed il nero (per i più fortunati in precario equilibrio) ed il giudizio finale non potrà che essere una gradazione di “grigio”.

Stolen memories

dai giovanili balli stretti stretti nell’angolo meno illuminato della stanza … ad Annie Lennox, buon ascolto 😉