however

– Ma perché mi guardi in quel modo?
– Imprimo nella memoria il tuo viso: voglio imprimerti tutta nella mia mente, cosicché qualsiasi cosa accada non ti scorderò. […] Sai quello che hai detto che hai visto in me?, era qualcosa nei miei occhi, te lo ricordi? Be’, se mai un giorno qualcuno ti avvicinasse potrebbe essere un fanatico del football e ti guardasse come se aveste un rapporto, noteresti lo stesso sguardo, vero? E anche nell’incertezza gli darai una chance, no? Potrebbe essere chiunque… anche il capitano di una squadra…

Betty Logan (Julie Christie) e Joe Pendleton (Warren Beatty)
“Il paradiso può attendere” 1978

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Lost Book

Visto che oggi non hanno trasmesso la puntata di Lost (in effetti è andata in onda, ma trattandosi di una puntata dedicata a Kate … è come se non fosse stata trasmessa) ne approfitto per segnalare le due “citazioni” letterarie apparse nella doppia puntata di esordio della sesta e conclusiva serie di Lost; come al solito il fatto che i protagonisti (o anche i comprimari) leggano o interagiscano con dei libri è poco più di un vezzo, ma per un lost-addicted sono esche cui è impossibile resistere 🙂
Iniziamo con l’enigmatica presenza di Desmond sull’815 che legge un apparentemente innocuo libro per bambini scritto da Salman Rushdie nel 1990: “Harun e il mar delle storie”

La trama segue lo schema classico del racconto popolare, in cui un giovane eroe viaggia verso terre straniere per spezzare un incantesimo che opprime il suo paese d’origine. Harun infatti vive in un paese triste che non ha nome situato presso un mare dolente, (“il mare delle storie”) che il malvagio mago Khattamm-shud vuole avvelenare.
Nel corso della storia viene spesso aiutato da personaggi soprannaturali e si scontra con il mago che alla fine verrà sconfitto. Nonostante tutti i pericoli Harun riuscirà a sconfiggere il male e a riportare in vita il mare delle storie, avendo in premio la liberazione anche del suo paese dalla maledizione. Il suo paese tornerà ad avere un nome e suo padre riprenderà a narrare storie  meravigliose. (wikipedia)

… forse meno “innocente” di quanto appaia a prima vista; decisamente più intrigante il libro incrociato dai nostri nelle caverne sotto il Tempio mentre trasportano il morente Sahyd: “Timore e Tremore” di Søren Kierkegaard, l’ennesimo filosofo/pensatore che popola la serie.

Secondo Kierkegaard la dimensione esistenziale dell’uomo è segnata dall’angoscia, dalla disperazione e dal fallimento o scacco esistenziale.
ciò che contraddistingue l’esistenza dell’uomo singolo rispetto agli altri esseri viventi è la possibilità di scegliere e la libertà di decidere.
La vita dell’uomo è fondata sulla scelta, sulla decisione tra possibilità diverse. Le possibilità caratterizzano l’esistenza della persona umana. La vita dell’animale è determinata dalle caratteristiche della specie a cui appartiene, corre sui binari della necessità. Invece, la vita dell’uomo non è già prefissata, non è guidata dall’istinto, ma è segnata dalla possibilità di scegliere, cioè nel libero arbitrio. Nell’esistenza umana nulla è necessario: tutto è possibile  (wikipedia)

c’è bisogno d’altro per considerare Kierkegaard quale padre nobile di Lost? buona lettura 😉