Shame on You (lost 6×06)

Dopo un inizio scoppiettante, anche la sesta e conclusiva stagione di Lost segue (inesorabilmente) il solito copione, puntate che stancamente ci avvicinano al gran finale. Magari fa anche piacere rivedere alcuni personaggi “prematuramente” persi cammin facendo, magari è utile almanaccare sulle metamorfosi (o le conferme) delle varie personalità nella realtà parallela, magari adoriamo a tal punto quel personaggio/attore che siam disposti a sopportare i tediosi sviluppi di trame che definire scontate è fin troppo generoso. Una fede incrollabile ci sostiene nell’autoconvincimento che un qualche diavolo di senso dovrà pur averlo l’accanimento a raccontarci “storie” minime che nulla aggiungono al “grande disegno”; un senso dovrà pur averlo (fatta salva la possibilità di una perversa par condicio) il fare di un personaggio il protagonista incontrastato di tre stagioni (mi riferisco a Ben Linus) per poi relegarlo al ruolo di insignificante comparsa (indipendentemente dal prossimo episodio, in sei puntate praticamente non si è visto); un senso dovrà pur averlo il soffermarsi su aspetti “altri” mentre tutto il resto sembra precipitare verso il redde rationem finale che vede protagonista, non tanto il Caino e l’Abele di turno quanto l’eterna ed intima lotta di ogni uomo che cerca di emendarsi dal suo personale lato oscuro. Superbia, invidia, ira, accidia … in ogni protagonista del serial possiamo riconoscere uno dei peccati capitali ( o il suo corrispettivo laico), per ognuno di loro (di noi) possiamo fare il tifo quando cerca di resistere alla “naturale” pulsione del lato oscuro; come ben suggerito da Dogen (e dal suo “vezzo” simil-jacksonesco mono guanto) in ogni uomo coesistono il bene ed il male, il bianco ed il nero (per i più fortunati in precario equilibrio) ed il giudizio finale non potrà che essere una gradazione di “grigio”.

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Father and Son (Lost 6×05)

Che Jack  non fosse una “cima” lo sapevamo da tempo, in questo episodio ne abbiamo la conferma … una per tutte: ma che fai? prima ti cambi la camicia e poi ti lavi il viso? Il buon Christian ha sempre avuto ragione, quella sera sbagliò a non seguire il consiglio di tua madre (il Capitano Furillo non sa quale rischio ha corso di trovarsi te come figlio); meglio un concerto di musica dodecafonica, meglio un seminario sulle preferenze sessuali dell’armadillo birmano, meglio una martellata dove fa più male … che rimanere a casa e concepirti.

Un’Isola per Due (Lost 6×04)

In prima battuta, il titolo di questo post doveva essere: “la versione di fLocke” ma l’accostamento a Mordecai Richler mi è sembrato eccessivo anche per Lost ed ho ripiegato sul divertentissimo film di John Landis.
Come direbbe Nanni Moretti: mi si nota di più se il mio nome è sul muro della caverna, se ho un numero primo, se non compaio da nessuna parte o se sono stato cancellato? La quarta puntata si può condensare in quello che vediamo e sentiamo nella caverna a picco sul mare (strano che nemmeno un gabbiano abbia pensato di farci il nido!); la prima, agghiacciante, rivelazione è che i numeri non significano nulla, sono una semplice fissazione di Jacob (e con questo vanno a ramengo mille ed una speculazione); la seconda è che Jacob (in una vita precedente) doveva fare il contabile, vista la sua passione per le liste ed i libri mastri con i nomi dei candidati; candidati cui dopo il colloquio, invece del classico “le faremo sapere”, viene “definitivamente” cancellato il nome (con tutte le conseguenze del caso).
È ovvio che quella che abbiamo sentito è “la versione di fLocke” e che come tale deve esser presa con le molle, che ha certamente taciuto su alcuni particolari per nulla marginali … però l’apparente buon Jacob non convince per nulla, l’invadenza nelle altrui vite per dimostrare un principio da contrapporre alla rassegnata convinzione di fLocke ricorda troppo la scommessa fra i fratelli Duke di “Una Poltrona per Due”

Lost Book

Visto che oggi non hanno trasmesso la puntata di Lost (in effetti è andata in onda, ma trattandosi di una puntata dedicata a Kate … è come se non fosse stata trasmessa) ne approfitto per segnalare le due “citazioni” letterarie apparse nella doppia puntata di esordio della sesta e conclusiva serie di Lost; come al solito il fatto che i protagonisti (o anche i comprimari) leggano o interagiscano con dei libri è poco più di un vezzo, ma per un lost-addicted sono esche cui è impossibile resistere 🙂
Iniziamo con l’enigmatica presenza di Desmond sull’815 che legge un apparentemente innocuo libro per bambini scritto da Salman Rushdie nel 1990: “Harun e il mar delle storie”

La trama segue lo schema classico del racconto popolare, in cui un giovane eroe viaggia verso terre straniere per spezzare un incantesimo che opprime il suo paese d’origine. Harun infatti vive in un paese triste che non ha nome situato presso un mare dolente, (“il mare delle storie”) che il malvagio mago Khattamm-shud vuole avvelenare.
Nel corso della storia viene spesso aiutato da personaggi soprannaturali e si scontra con il mago che alla fine verrà sconfitto. Nonostante tutti i pericoli Harun riuscirà a sconfiggere il male e a riportare in vita il mare delle storie, avendo in premio la liberazione anche del suo paese dalla maledizione. Il suo paese tornerà ad avere un nome e suo padre riprenderà a narrare storie  meravigliose. (wikipedia)

… forse meno “innocente” di quanto appaia a prima vista; decisamente più intrigante il libro incrociato dai nostri nelle caverne sotto il Tempio mentre trasportano il morente Sahyd: “Timore e Tremore” di Søren Kierkegaard, l’ennesimo filosofo/pensatore che popola la serie.

Secondo Kierkegaard la dimensione esistenziale dell’uomo è segnata dall’angoscia, dalla disperazione e dal fallimento o scacco esistenziale.
ciò che contraddistingue l’esistenza dell’uomo singolo rispetto agli altri esseri viventi è la possibilità di scegliere e la libertà di decidere.
La vita dell’uomo è fondata sulla scelta, sulla decisione tra possibilità diverse. Le possibilità caratterizzano l’esistenza della persona umana. La vita dell’animale è determinata dalle caratteristiche della specie a cui appartiene, corre sui binari della necessità. Invece, la vita dell’uomo non è già prefissata, non è guidata dall’istinto, ma è segnata dalla possibilità di scegliere, cioè nel libero arbitrio. Nell’esistenza umana nulla è necessario: tutto è possibile  (wikipedia)

c’è bisogno d’altro per considerare Kierkegaard quale padre nobile di Lost? buona lettura 😉

salti temporali

mentre si contano le ore ed i minuti che ci separano dal terzo episodio dell’ultima stagione di Lost … cosa meglio di un filmato che conferma i salti nel tempo?

N.B. ci sono diverse controindicazioni alla visione di questo filmato, esse vanno dalla necessità/volontà di non spoilerarsi alla tutela contro incontenibili risate; io vi ho avvisato ma dopo averlo visto sono certo vi unirete a me nel fare i complimenti a MrJasonlayer 🙂

io ne ho lette cose che voi umani …

Con la ripresa di Lost per la sua ultima stagione aumenta, ammesso sia possibile, la fame di spoilers, supposizioni, speculazioni e teorie. A chi come me non sa resistere al richiamo di altrui speculazioni, suggerisco un fine settimana da passare di fronte al monitor in compagnia del “fumo” (scegliete voi se preferite andarlo a prendere voi o, più comodamente, scegliere quello che viene a prendervi a domicilio 🙂 ) e di un divertente sito dove il senso di Lost viene svelato nella sua fantasmagorica bellezza e semplicità: La Teoria della Penna buona lettura e buon divertimento 😉

tanto tuonò …

che piovve, con corollario di spettacolari saette

Dopo una lunga attesa che ha indotto serie crisi d’astinenza, dopo un parossistico crescendo di filmati che poco o nulla aggiungevano (salvo gli ultimi due o tre contenenti scene nuove), dopo la premiere hawaiana dalla pessima qualità audio (ma nel momento del bisogno ci si accontenta e ci si arrangia), dopo cinque anni, dopo mille e una teoria … finalmente, stanotte, è iniziata la sesta e conclusiva stagione di Lost con un doppio episodio. Un doppio episodio estremamente denso e la densità non è dovuta alla crisi di astinenza, l’inizio della fine ci porta in dote una serie di risposte (magari a prima vista non si vedono ma ci sono) e, sopratutto, ci ha riportato il Lost degli inizi, quel Lost carico di mistero a metà strada fra l’esoterico ed il metafisico che si era perso fra improbabili divagazioni sentimental-popolari; è tornata l’eterna partita a scacchi fra il bianco ed il nero dove il bianco non è mai completamente bianco ed il nero spesso tende al grigio, dove il bene ed il male (a patto di saperli identificare) non sono semplicemente avversari ma, in maniera molto più complessa, complementari. Con le prossime puntate avremo modo di capire se l’atterraggio a LAX è quel che accade in uno del possibili multiversi (come da molti sospettato nelle passate stagioni) o piuttosto un banale “come sarebbe andata se”; intanto la versione beautiful è stata accontentata facendo correre la stupida lentigginosa dal suo amato bene, abbiamo avuto una vaga idea di cosa sia successo al giovane Ben ferito da Sahjid, abbiamo (forse) intravisto la famigerata lista di Jacob ed abbiamo infine avuto due citazioni di Apocalypse Now con “il traduttore” che è la copia di Dennis Hopper / Reporter embedded ed il mitico John (far)Locke che somiglia sinistramente al Colonnello Kurtz.
… ed ora una lunga settimana d’attesa, ma ci siamo abituati.