Promesse da marinaio

Il magistrato cui fu impedito di svolgere il suo lavoro (così ebbe a dire di se stesso) in occasione della campagna elettorale per le europee (fra le altre geremiadi) disse: “la mia è una scelta irreversibile, non tornerò in magistratura” … ad elezione avvenuta ha pensato bene (invece di dimettersi) di chiedere l’aspettativa. Una persona seria, una persona che crede realmente in quello che fa, uno che crede realmente nelle sue scelte, demagistrissi sarebbe dimesso prima ancora d’essere eletto, il Dr. De Magistris invece rinnega quel che disse; alle sue tanto perentorie e sprezzanti dichiarazioni in campagna elettorale, risponde con un “ i tempi delle mie dimissioni non me li farò indicare o dettare da nessuno, se non dalla mia coscienza“. Pur di mascherare una promessa non mantenuta, si arriva a tirare in ballo affetti giovanili e problemi di coscienza, varrebbe la pena Dr. De Magistris di ricordarle che è stato lei stesso a promettere di dimettersi, nessuno la obbligò, se oggi ha dei dubbi … non dica che sono altri che le impongono di dimettersi e non tiri in ballo complessi freudiani per giustificare una promessa non mantenuta.

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Risultati Eclatanti

reuters piratepart… ed ho detto tutto!!!

Separati alla nascita

Da tempo che post simile era nell’aria ma la proverbiale pigrizia ed una non idilliaca liaçon col fotoritocco lo ha sempre rimandato …. cogliere l’occasione delle elezioni europee e approfittare del lavoro grafico fatto sul blog dell’Aeroporto di Viterbo hanno propiziato il “parto”

stalin-chiesaDell’inquietante somiglianza, si sapeva; quel che è “divertente” è che il nostro Giulietto con quella sinistra somiglianza (azzarola, sono identici!!!) è andato a (tentare di) farsi eleggere in Lettonia, una di quelle Repubbliche Baltiche che per prime hanno salutato l’URSS tanto cara al buon (buon .. si fa per dire ovviamente) Peppiniello Stalin.

In ogni caso, in bocca al lupo a Chiesa per la sua candidatura “vintage” 😉

Preferenze? Preferisco!

Si fa un gran parlare del deficit di democrazia dovuto alle “liste bloccate”, di quelle liste dove non è possibile esprimere il voto di preferenza al candidato, di quelle liste dove i nove decimi degli eletti conoscono già prima delle elezioni la loro sorte. Si invocano a gran voce quelle preferenze che furono cancellate con un plebiscitario referendum una quindicina di anni addietro; si invocano quelle stesse preferenze che (appena) tre lustri fa furono identificate come la cancrena che avvelenava il sistema politico italiano.
Un deficit di rappresentatività esiste, negarlo sarebbe dannoso prima ancora che inutile ma, come è d’uso nel sistema politico italiano, le soluzioni proposte sono peggiori del male.
La “preferenza” (al pari delle “primarie”) non è la panacea democratica se si pretende di asservirla a bassi interessi di bottega. Le “primarie” hanno vissuto una breve stagione nel campo del centrosinistra, la straordinaria (quanto inaspettata -a Roma -) vittoria di Nichi Vendola (poi confermata nelle elezioni regionali) contro il “candidato romano” è stato uno dei pochi esempi riusciti di “primarie vere”; altre primarie, con milionate di preferenze gazebine, sono state una pagliacciata sapientemente organizzata dal vertice con (anche) la semplice scelta di alcuni candidati … di non candidarsi per non correre il rischio che un “caso puglia” dovesse ripetersi con inimmaginabili conseguenze sui delicatissimi equilibri geopolitici delle segreterie\salotti romane.
Reintrodurre la preferenza unica in un listone da 40 candidati per una circoscrizione oceanica, sarebbe (praticamente) come non esprimere la preferenza, servirebbe solo a pesare il “potere” dei singoli signorotti locali.
Se la vocazione è veramente quella maggioritaria, basta rimpicciolire le circoscrizioni (diciamo da 5-10 eletti, meglio 5), dare la possibilità di esprimere “una” preferenza, imporre una soglia di sbarramento che impedisca la frammentazione ma che nel contempo salvaguardi la rappresentatività di realtà locali … e gli elettori (molto meno parco buoi di quanto si immagini) sapranno fare il resto. Se il candidato calato da Roma verrà (come credo) vissuto come un corpo estraneo, l’elettore preferirà il carneade locale; la prima esperienza sarebbe con ogni probabilità un bagno di sangue di nomi noti ma, diversamente, non ci sarà mai un “ricambio” degno di tale nome, mai un collegamento diretto fra eletto e territorio, mai la sensazione\percezione di avere un “delegato” che ci rappresenta, un eletto che ha un volto ed un luogo dove possiamo rivolgerci per esprimere le nostre necessità, le nostre esigenze.

Predicanti & Razzolanti

Fuori gli inquisiti dal Parlamento”, le novelle tricoteuse dell’IDV lo ripetono come un mantra, il verso però dovrebbe essere recitato per intero: “fuori gli inquisiti dal Parlamento italiano”, non fosse questa la formulazione vera …. non capirei come mai l’IDV si appresta a candidare alle prossime europee l’inquisito (abuso d’ufficio) De Magistris il quale, sia detto per inciso, ha si promesso di non tornare a fare il magistrato, ma si è ben guardato dal dimettersi … ha SOLO chiesto l’aspettativa.
È questa la “magistratura” che va difesa dalle mire sudamericane del Presidente del Consiglio? (francamente non so se quest’ultima domanda sia più offensiva per la “magistratura” o per i “regimi sudamericani”)

Preferenze Europee

Salutiamo con piacere il ritorno alla politica attiva di Clemente Mastella che (sembra, si dice, pare …) sarà candidato nella lista del PdL. Visto che alle europee si può (ancora) esprimere la preferenza… ritengo giusto proporvi una breve performance del candidato in quel di Berlino; per venire incontro ai lettori il cui inglese non è fluente come quello dell’ex Guardasigilli … con sottotitoli 🙂

"Cose 'a pazzi... cose 'a pazzi!"
"Ai a parlamentary europei!"
"Aim mai uaif! Mia moglie! Che cazzo fate..."

(vedi anche: preferenze? preferisco!)

L’Inganno

L’inganno mediatico che avvolge la nuova legge elettorale per le “europee”, l’inganno con cui si fa passare una legge (di certo non sgradita a Veltroni e Berlusconi) come liberticida, lo sbarramento al 4% come vulnus alla rappresentatività, come  forche caudine della volontà popolare.
L’inganno per cui segretari di partito che a stento rappresentano se stessi possono stracciarsi le vesti solo perché, grazie a questa legge, non avranno più diritto ad immorali rimborsi elettorali o la possibilità di sedere a Strasburgo con altrettanto immorali stipendi, diarie e benefit vari.
Lo sbarramento al 4% non impedisce di presentare liste, non impedisce di presentare programmi, non impedisce di sottoporre idee al giudizio degli elettori. Se per alcuni (ex) partiti è più comodo prendersela con una legge (secondo loro) infame invece di guardare agli errori commessi nel passato (nello specifico mi riferisco ai “Verdi”), per altri è solo la certificazione di una morte politica già avvenuta da tempo ma pervicacemente negata (stavolta mi riferisco al PS), sugli “One Man Party” abbiamo già detto e sugli epigoni di una ideologia condannata dalla Storia e da Norimberga non è il caso di parlarne.
Discorso a parte merita la c.d. “Sinistra Radicale” che (tutta insieme) vale e rappresenta ben più di un 4%, una sinistra votata al suicidio per scissione, una sinistra che da Turigliatto a Vendola, da Ferrero a Rossi masochisticamente ama scindere il capello e se stessa disorientando e disamorando i suoi elettori.
Una soglia di sbarramento che certo non dispiace a Veltrusconi, non per questo è una soglia sbagliata, anzi. Quando si tratta di immaginare nuove leggi elettorali, gli stessi che oggi avversano la soglia di sbarramento tessono le lodi del sistema elettorale tedesco, che ha una soglia al 5% … raccontano balle quando la fanno passare per la miglior legge del mondo o raccontano balle quando schiamazzano per il 4%.

Paraculi, ipocriti o idioti?