Carnevale di Gallipoli 2009 (sfilata finale)

Questo pomeriggio alle 14.30 sfilata conclusiva per il Carnevale di Gallipoli, sei carri allegorici e 12 gruppi mascherati sfileranno per Corso Roma in attesa delle premiazioni che avverranno in serata.

Il clima è decisamente migliore rispetto a domenica scorsa (quando fu annullata la sfilata) e tutto lascia prevedere un bel pomeriggio d’allegria. I più pigri (ed anche i più lontani) potranno seguire l’evento sulle frequenze di “Studio 100”, i “lontanissimi” potranno seguire “Salento Channel” (canale 952) a partire dalle 15.30.

buon divertimento

Aspettative di vita

… se su quel podio ci fosse stato Saddam?!

p.s. e poi dicono che Bush ha sbagliato

Adieu

Nei giorni scorsi si è spento a Parigi Jean Martin, della sua lunga carriera d’attore non è possibile dimenticare i brividi della sfilata dei Parà ne “La Battaglia di Algeri” ; Martin vestiva i panni del Colonnello Mathieu

jean-martin-col-mathieu

a mezzanotte va … la ronda del piacere

Torno sulla questione ronde, ci torno chiedendomi come mai gli articoli di Famiglia Cristiana non vengano considerati “insopportabili ingerenze del Vaticano”, ci torno chiedendomi perché tutto questo clamore intorno alle “ronde” quando accettiamo come normalissimi i “vigilantes” all’ingresso delle banche o i bodyguard di scorta a questo o quel VIP, ci torno perché mi chiedo se siano pericolosi dei carabinieri in pensione armati di cellulare o non facciano più danni Giudici che applicano la Legge con la benda sugli occhi (intesa non come giustizia uguale per tutti, ma come applicazione miope se non sconsiderata) ritenendo meritevole di benefici chi, alla prova dei fatti, meritevole non era (ogni riferimento all’annullamento dell’espulsione al presunto colpevole dello stupro di Roma, ad opera di un Giudice bolognese, è assolutamente voluto).

Animalisti? Animali!!

Blitz animalista nel parco-zoo di Cumiana rivendicato dall’Animal Liberation Front
Venti molotov hanno distrutto voliere e ucciso 40 uccelli. Doveva inaugurare ad aprile. Enpa: «Violenza inaudita»

TORINO – Aggressione animalista nel parco naturale di Cumiana, nel Torinese, uno zoo di nuova concezione in cui gli animali vivono liberi in habitat naturali ricostruiti ad hoc. L’azione è stata rivendicata dell’Animal Liberation Front: venti molotov hanno causato un vasto incendio che ha distrutto le voliere e ucciso 40 uccelli. i carabinieri hanno trovato una scritta: «Questo è per gli animali imprigionati». Le fiamme hanno ucciso poiane, falchi e gufi. Liberi di giorno, la notte questi rapaci vengono ricoverati in apposite voliere. Le cariche incendiarie – bottiglie da 1 litro e mezzo di benzina innescate da zampironi collegati a fiammiferi e tavolette di diavolina – hanno dato fuoco anche a un capannone e all’ingresso degli uffici del parco.
(corriere.it)

combattere contro la guerra, fottere per la castità … per questi idioti meglio sarebbe stato se i genitori fossero andati al cinema, il mondo sarebbe stato migliore!

Punti di vista

Interessante il neo segretario Franceschini; interessante come nel discorso di investitura, pur ribadendo stima e fedeltà, l’ex vice sconfessi l’ex segretario (figuriamoci se non fosse stato il vice e non l’avesse stimato). Interessante come accusi l’accentramento del potere in casa d’altri e si faccia un vanto di decidere da solo ed in fretta in casa propria.
Spiegategli che sta li perché nessuno vuole bruciarsi con le prossime europee, gli hanno dato solo la segreteria del partito … il posto macchina di Veltroni l’ha preso Bersani 🙂

Lost 5×06 (316)

Copiare pari pari un post da un altro blog non è esattamente cosa di cui andar fieri, in questo caso deve essere inteso come omaggio all’autore ed anche quale auspicio che  leggendo qui  poi ci si precipiti sull’originale a leggere tutto il resto, vi assicuro che “merita”. L’autore è Faramir ed il blog è La Lavagna di Faraday, buona lettura

Proxy war
L’ultimo episodio, 316, ha mostrato come fosse azzardato anche solo aggiungere una ipotesi a quelle elaborabili alla fine del precedente, poiché tutto ciò che si era pensato di dedurne si è rivelato fallace: gli O6, con la significativa eccezione di Aaron, si sono ritrovati a bordo dell’aereo fatale tutti insieme, senza aver bisogno di una seconda chiamata, e soprattutto senza bisogno di ulteriori giri di ruota e/o event windows rispetto a quelle già disponibili. Insomma, il rasoio di Occam rimane ancora l’arma migliore per sezionare Lost, e quando ce lo dimentichiamo gli autori ci richiamano perentoriamente all’economia di ipotesi. Economia di ipotesi che viene nuovamente messa a dura prova dall’ultima scena, in cui un Jin in tuta Dharma scende da un pulmino VW T2 come nuovo e si imbatte in tre dei Losties mancanti. Ebbene, se l’ultima volta ci eravamo illusi che la finestra aperta nel 2008-off-island si aprisse sugli inizi del 2005-on-island, dobbiamo ricrederci e resettare tutte le nostre ipotesi, perché gli O6 si sono risvegliati in quello che ha tutta l’aria di essere uno dei dharmici anni 80-on-island. E’ necessario attendere la prossima puntata, The life and death of Jeremy Bentham, per poter collegare quanto accaduto in quota al volo Ajira 316 a ciò che accade sottoterra a Locke, all’atto di stabilizzare e/o di girare la ruota (il secondo e/o, qui, è come minimo prudente). Non è un caso che gli episodi 5×06 e 5×07 fossero stati originariamente concepiti in ordine inverso, per poi gli autori propendere per la successione che stiamo sperimentando: probabilmente la narrazione sarebbe stata troppo lineare, e non ci avrebbe lasciato i dubbi che invece oggi ci ritroviamo. Salomonicamente, attendiamo ulteriori indicazioni dall’Orchidea per sbilanciarci in nuovi modelli teorici che possano spiegare coerentemente i fatti.
Eppure, nella suggestiva cornice della stazione The Lamp Post, la signora Hawking si è prodotta in un infodump come non se ne erano mai sentiti in Lost: la cosa ha disorientato molti, forse addirittura ha infastidito qualcuno per la didascalicità dell’esposizione della maestra di turno. Forse si è solo trattato di un montaggio e di una recitazione particolare, che poi hanno caratterizzato tutto l’episodio, conferendogli un’aura trasognata, surreale, per certi versi lynchiana nel disagio e nello straniamento che ha suscitato negli spettatori. Ma forse si è trattato piuttosto di un’indicazione deliberata da parte degli autori (in quest’episodio anche in veste di sceneggiatori, si badi), che ci hanno voluto dire qualcosa sulla natura della storia, e non solo dell’Isola. Prendete la frase di Desmond:
These people–they’re just usin’ us. They’re playing some kind of game, and we are just the pieces.
Un’ovvia metafora della vicenda dei protagonisti, o qualosa di più letterale?
Oppure prendiamo quanto dice la Hawking a proposito della necessità di ricreare le condizioni del volo Oceanic 815, dando a Locke qualcosa di Christian Shephard:
He is going to help you get back. John is going to be a proxy. A substitute.
Ridicolo, dice Jack – echeggando Faraday nell’episodio precedente, che non trovava alcun fondamento scientifico nel voler tutti di nuovo sull’Isola per fermare gli skip:
It does make empirical sense that if this started at the Orchid then that’s where it’s gotta stop. But as far as bringing back the people who left in order to stop these temporal shifts? That’s where we leave science behind.
Ed è dove i più razionali di noi spettatori hanno storto il naso: gli autori ci stanno chiedendo un leap of faith identico a quello dei personaggi. Arrivati a questo punto, non si può che concederglielo, e osservare che il termine proxy, oltre all’ovvia assonanza infomatica (sulla quale ometto deduzioni illegittime), evoca immediatamente il concetto di proxy war, guerra per procura, quel tipo di conflitto affrontato per interposta persona, esplicitamente o implicitamente. Si può pensare al conflitto Iran-Iraq o alla Guerra Civile spagnola, ma gli scacchi possono essere considerati la massima astrazione di una proxy war. Pedine in un gioco più grande di loro, i nostri Losties devono ritrovarsi tutti sulla scacchiera dell’Isola per il confronto finale, e devono ritrovarcisi in determinati ruoli. Questa partita a scacchi non usa però i pezzi classici – torri, cavalli, alfieri, re e regine – bensì un cadavere in una bara, una futura mamma, un fuggiasco ammanettato, una rockstar, una moglie in pena, un uomo pieno di dubbi con una lettera in mano… e così via.
Il perché di tutto questo, più ancora del come… alla fine del prossimo salto. Forse.